5 Progetti di architettura realizzati con materiali riciclati e di recupero

Abbiamo scelto 5 progetti di architettura realizzati con materiali riciclati e di recupero tramite quello che viene definito “upcylcing architettonico”. Ve ne parliamo in questo articolo.

Fare architettura sostenibile significa anche saper utilizzare ciò che già esiste per dare loro nuova vita, riducendo così l’impatto ambientale. Riciclare materiale o riutilizzarlo in maniera creativa è ormai prassi consolidata nel design. Non tutti sanno però che l’upcycling è un fenomeno che non riguarda solo i singoli oggetti di arredamento ma tutto il mondo dell’architettura.

Che  cos’è l’upcycling?

Per upcycling si intende l’utilizzo di materiali di scarto, destinati ad essere buttati via, per la creazione di nuovi oggetti dal valore maggiore del materiale originale. Se consideriamo l’immane quantità di rifiuti che si producono ogni giorno in ogni campo, capirete quanto recuperare e utilizzare con questo tipo di materiale sia diventato importante per garantire un futuro al nostro Pianeta. L’upcycling può diventare anche architettonico. Non solo oggetti di piccole o medie dimensioni ma anche interi edifici posso fornire una “base” per creare qualcosa non solo di nuovo ma di migliore. Pensate a tutte quelle vecchie strutture non più utilizzate e diventate esse stesse un rifiuto, come vecchi silos, cisterne, opifici e così via. La rivoluzione verde è possibile e deve coinvolgere i luoghi che viviamo.

 

  1. Ristorante Zero Waste Bistro

Il bistrot temporaneo “Zero waste” è stato costruito al Terminal Stores di Chelsea riciclando imballaggi alimentari di tetra pak. Il locale è stato progettato dai designer finlandesi Harri Koskinen e Linda Bergroth  su modello del locale “Nolla”, il primo locale a rifiuti zero della Scandinavia.  Anche questo bistrot si pone lo stesso obiettivo e cioè quello azzerare sprechi e rifiuti in un modello di economia circolare. Il locale prevede un tunnel lungo e stretto ad archi fatto da pannelli di Tetra Pak riciclato, da questo dipende la particolare colorazione azzurra screziata: se ci si avvicina, sono visibili i testi e i codici a barre delle confezioni riciclate. I vassoi, le alzate e i tavoli, anch’essi progettati dalla Bergroth, sono in un particolare tipo di plastica riciclata chiamata “durat” che è a sua volta riciclabile. Anche il menu segue la stessa linea ecosostenibile, pertanto serve piatti a base di ingredienti locali e biologici.

Dice Kaarina Gould, direttore esecutivo del Finnish Cultural Institute che ha commissionato il bistrot: “Dobbiamo ripensare i nostri stili di vita, ridurre gli sprechi e rigenerare il nostro ambiente naturale per renderlo vivibile per le generazioni a venire. I nostri mari sono pieni di rifiuti di plastica. Solo negli USA oltre 58 miliardi di bicchieri usa e getta vengono dismessi nelle discariche ogni anno. E se fossero tutti riutilizzabili, compostabili o riciclabili? E se tutti gli imballaggi fossero fatti di materiali senza plastica? Con Zero Waste Bistro ipotizziamo un futuro che riduce gli sprechi e mantiene il nostro pianeta vivibile, un futuro che è già qui se facciamo le scelte giuste, per quanto radicali”.

ristorante zero waste bistro realizzato con materiali riciclati di tetra pak e plastica
Interno del bistrot temporaneo “Zero Waste” di Chelsea realizzato con materiale riciclato.

 

  1. Da Jumbo 747 a villa californiana

Come vi abbiamo anticipato, l’upcycling può riguardare intere strutture dismesse come silos abbandonati e persino vecchi aerei. Nella città di Malibù, in California, si trova una casa realizzata con recuperando materiale da un Boeing Jumbo Jet 747-200 destinato alla rottamazione. L’architetto David Hertz, assieme ai suoi collaboratori, ha sfruttato il grande quantitativo di acciaio contenuto nella fusoliera del velivolo (si trattava di un bolide di 174 mila chilogrammi) per realizzare una villa di oltre 230 metri quadrati. Il team di architetti, specializzato nel realizzare costruzioni con materiale riciclato, ha utilizzato più di quattro milioni di pezzi recuperati dalla demolizione dell’aereo. Ciò che subito salta all’occhio è la maniera creativa con cui hanno incorporato le ali nel nuovo edificio.

Villa realizzata con materiale recuperato da un aereo Boeing 747 destinato alla rottamazione.
Villa realizzata con materiale recuperato da un aereo Boeing 747 destinato alla rottamazione.
villa californiana realizzata con materiale recuperato da aereo boeing jumbo 747
Particolare delle ali del velivolo, inserite in maniera creativa sul tetto della villa.

 

  1. Osservatorio sulla Piramide di Cheope

Sostenibilità in architettura significa anche salvaguardare il patrimonio storico preesistente. Ci spostiamo in Egitto, nella regione delle piramidi. Come forse saprete, da qualche anno non è più possibile salire sulle piramidi per questioni di sicurezza. Lo Studio Malka Architecture ha proposto la costruzione di un osservatorio per permette di guardare la Grande Piramide di Giza in maniera del tutto sicura. Situato sull’altopiano della Necropoli di Giza, il progetto del nuovo “Osservatorio di Cheope” si trova nell’antico villaggio di Nazlet El Samman dove si arriva ancora a cavallo o in cammello. La costruzione dell’Osservatorio si inserisce nel piano di recupero del villaggio di Nazlet El Samman contro le speculazioni immobiliari dovute all’eccessiva attività turistica. Si tratta pertanto di un programma che opera nel pieno rispetto, salvaguardia e conservazione del patrimonio storico del villaggio. Sono state utilizzate infatti, tecniche di costruzione locali impiegando materiali di riciclo, mattoni di terra cruda, finestre tradizionali e altri oggetti di artigianato locale. Il tetto è in tessuto e può piegarsi e aprirsi in base alle stagioni.

L’osservatorio Cheope è stato costruito in linea con la Piramide di Giza, unica sopravvissuta delle sette meraviglie del mondo antico.

osservatorio nei pressi della piramide di cheope realizzato utilizzando tecniche di costruzione locali impiegando materiali di riciclo
Particolare dell’interno dell’osservatorio di Cheope.

 

  1. Upcycle House di Lendager Arkitekter

Tra gli obiettivi dell’architettura sostenibile ce n’è uno fondamentale: l’efficienza energetica  e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2. Lo studio danese Lendager Arkitekter ha unito questo obiettivo con l’upcycle, dimostrando che è possibile ridurre le emissioni di anidride carbonica utilizzando materiali di riciclo e di recupero. Cosi nasce la Upcycle House. L’edificio è stato costruito con materiali tradizionali e di riuso. La struttura portante è costituita da due container prefabbricati e rivestita da lastre di alluminio riciclato (ottenuto dalle lattine). La parte frontale è invece ricoperta da pannelli di carta pressati, anch’essa di riciclo. All’interno, il pavimento della cucina è costituito da piastrelle di sughero fabbricati dai tappi di bottiglia, mentre le piastrelle del bagno sono di vetro riciclato.  Il resto della pavimentazione, così come le pareti, sono ricoperte da pannelli OSB, costituiti da scaglie di legno di recupero e pressate (senza l’utilizzo di colle). Con questo progetto sperimentale, lo studio Lendager ha dimostrato di poter ridurre anche dell’86% le emissioni di CO2 utilizzando, quasi esclusivamente, materiali di riciclo. Questo perché se si costruisce una casa con materiale esistente, questo avrà già emesso il proprio quantitativo di CO2 durante la lavorazione.

La Casa inoltre è stata progettata seguendo criteri di sostenibilità ulteriori, tenendo in considerazione l’orientamento, la temperatura, l’ottimizzazione della luce, la ventilazione e l’ombreggiamento naturali. Ultimo ma non certo meno importante: la Upcycle House è anche molto bella!

Upcycle House casa sperimentale costruita con materiali di riciclo e di recupero. Progetto dello studio Lendager Arkitekter
Upcyle House vista dall’esterno. Lo studio ha dimostrato che con una casa del genere si possono abbattere le emissioni dell’86%.
particolare dell'interno della upcycle house con le pareti in legno OSB
In questo particolare dell’interno, si possono vedere le pannelli in legno OSB.

 

  1. EcoArk: il padiglione realizzato con le bottiglie di plastica

L’inquinamento da plastica e micro-plastiche è una delle minacce ambientali più gravi dei nostri tempi. Basti pensare all’enorme isola di plastica alla deriva nell’Oceano Pacifico, contenente circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti accumulati. Cosa farne? L’architetto Arthur Huang ha deciso di utilizzare milioni di bottiglie di plastica PET per realizzare un padiglione  di nove piani destinato ad ospitare fiere internazionali ed esibizioni. Si chiama EcoArk e si trova a Taipei nell’isola di Taiwan. I mattoni utilizzati, derivanti da plastica PET riciclata (una delle poche tipologie di plastiche a potere essere completamente riciclate) sono assemblati in blocchi modulari dal design particolare, che ricorda appunto il fondo delle bottiglie. Le facciate trasparenti sono montate su una struttura in acciaio. Sul tetto a spiovente è montato un set di pannelli fotovoltaici che produce l’energia necessaria al funzionamento del padiglione, attivando un particolare gioco di luci a led ammirabile durante la notte. L’edificio è inoltre anti sismico anti tifone e ignifugo.

padiglione ecoark di taipei realizzato riciclando bottiglie di plastica pet
Esterno ed interno del padiglione EcoArk le cui pareti sono state ottenute riclando bottiglie di plastica PET.
Particolare dei mattoni dell'edificio, creati dalle bottiglie di plastica
Particolare dei mattoni dell’edificio, creati dalle bottiglie di plastica. Ce ne sono volute 1,5 milioni.

Sono servite 1,5 milioni di bottiglie PET  per realizzare l’edificio. Malgrado questo costituisca un esempio virtuoso di riutilizzo della plastica usa e getta, l’EcoArk costituisce solo una delle poche eccezioni. Il riciclo non è purtroppo sufficiente a smaltire le tonnellate di rifiuti di plastica usa e getta che vengono prodotte ogni giorno. Solo  riducendone  drasticamente il consumo avremo fatto dei passi avanti concreti in questa battaglia. Per approfondire l’argomento vi raccomandiamo la lettura del  report di Greenpeace “Il Pianeta usa e getta. Le false soluzioni delle multinazionali alla crisi dell’inquinamento da plastica.

 

Questi che vi abbiamo mostrato sono 5 esempi che dimostrano come costruire utilizzando materiali di riciclo e di recupero sia una realtà da tenere in maggior considerazione nell’ottica dell’architettura sostenibile. Siamo letteralmente sommersi da rifiuti, molti dei quali però potrebbero ancora garantirci risorse preziose da impiegare per “costruire” una società più responsabile e attenta alla salvaguardia del Pianeta. Il concetto di “rifiuti zero” deve essere esteso a tutti i settori produttivi, ed inglobato nel dna degli architetti del futuro prossimo.

 

 

 

 

 

Share this post

Marisa Minervini

Marisa Minervini

Related Articles

Lascia un commento